e cosi alle undici e quasi e mezza come carbonari ci siamo incontrati
sotto il ferro cancello dell'accademia delle arti
caschi occhiali e cineprese su due ruote con motore a benzina a propulsione
lui il cartello stava magro come sospeso su un'asta che voleva toccare l cielo
quadrato remote active viti o antiche remote attività
ancorate nell'aria alla ricerca di uno spazio
nascosto e presente
di una mente assonnata e assente
doveva attivare la corteccia universale
il cartello di parole
munito di remoti silenzi
di telecomandi
di narcotrafficanti di coscienze
da indice interdipendenti
innalzo al cielo il simbolo del nostro malanno e dell'eterno inganno
il cammino verso il destino è cominciato
...
i piedi ancorati alla terra madre trattengono ciò che il vento reclama come proprietà da spazzare
in remoti spazi confinare
tutto il mio viaggiare al bordo costeggiando la città ha il sapore del confine ,del limite esplosivo del silenzio
del cuore che è assente
ma presenzia come muscolo
aiuta il cammino tra strade con il profumo della primavera in arrivo e sguardi
indagatori
imbarazzo e curiosità di occhi che cercano una conferma alla rabbia di un sabato mattina che chiede comprensione
una via dopo l'altra una sosta dopo l'altra
con la schiuma di chi ha comandato il gesto inutilmente utile
il mio cammino è la ragione
e la ragione è questo cammino
se non fossi io a trattenerle
a reclamarle
a sostenerle
le parole del cartello smarrirebbero il senso
sono un portatore sano di me stesso
che dialoga attraverso una diversità sospesa nell'etere
cosi il fisico percorre l'affanno della salita che sembra non essere mai finita
sono a San Vigilio sotto il castello
qui si attiva il contatto con le torri dei campanili della città alta che stanno a guardare il mio cartello che racconta
alle pietre alte la sua storia ed è un intreccio di racconti remoti
attività silenziose che viaggiano via radio
basta tendere l'orecchio per tuffarsi in un dialogo antico dove la velocità e l'istante non pongono
differenza
esausto ma consapevole dell'incontro vado alla meta
li dove il castello termina con la ringhiera degli amanti
delle promesse e degli esami finiti
mostro ad alberi curiosi la mia missione mentre il vento mi regala una canzone
e dopo aver scocciato il cartello alla ringhiera saluto le montagne che remote allo orizzonte duettano tra cime vanitose
ecce homo











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